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LETTERA MANOSCRITTA DI CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR - TORINO 1851

Categories: Specialty:Collectibles - Added on September 18, 2011 - # 22221

Interessante e lunga lettera indirizzata al Barone Boggio propone di ampliare la sede della società che gestisce la Stamperia Reale.

INFORMAZIONI STORICHE SULL'ANNO 1851
Codice ID: 12335
Titolo: LETTERA MANOSCRITTA DI CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR - TORINO 1851
Data Emissione: 1851
Luogo Emissione: TORINO
Nazione: ITALIA Dimensioni:L30 x H42
Nome Stampatore:
MANOSCRITTO
Firma Autografa:
CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR

Interessante e lunga lettera indirizzata al Barone Boggio, al quale Cavour in veste di Ministro dell'Agricoltura e del Commercio, propone di ampliare la sede della società che gestisce la Stamperia Reale, poiché questa non riesce più a realizzare tutte le pubblicazioni richieste dallo stato, inoltre chiede di rinnovare a breve termine il contratto stipulato gra la tipografia e il Governo che scadrà nel 1855.

Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, nobile dei marchesi di Cavour, conte di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 - Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico e patriota italiano.
Fu ministro del Regno di Sardegna dal 1850 al 1852, Capo del governo dal 1852 al 1859 e dal 1860 al 1861. Nello stesso 1861, con la proclamazione del Regno d'Italia, divenne il primo Presidente del Consiglio del nuovo Stato e con tale carica morì.
Fu protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell'anticlericalismo, dei movimenti nazionali e dell'espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell'Austria e dello Stato Pontificio.
In economia promosse il libero scambio, i grandi investimenti industriali (soprattutto in campo ferroviario) e la cooperazione fra pubblico e privato. In politica sostenne la promulgazione e la difesa dello Statuto albertino. Capo della Destra moderata, siglò un accordo (Connubio) con la Sinistra di Urbano Rattazzi, mirante alla realizzazione di riforme che escludessero le ali estreme del Parlamento.
Contrastò apertamente le idee repubblicane di Giuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con Giuseppe Garibaldi della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario. In politica estera coltivò con abilità l'amicizia con la Francia grazie alla quale ottenne l'espansione territoriale del Piemonte in Italia settentrionale e in Toscana.
Benché non avesse un disegno di unità nazionale preordinato riuscì con successo a gestire gli eventi che portarono alla formazione del Regno d'Italia.

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