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Alterni presagi

Categories: Specialty:Books & E-books - Added on May 21, 2012 - # 84398

“Si è acceso l’interruttore / a dare la stura / a trigliceridi in rima. (…)”.
Gli “Inceppamenti” estratti da questa silloge di Monica Martinelli, poetessa
che ha iniziato da poco ‘a farsi avanti’ – direbbero (per dire) le malelingue
della moderna e certa critica temporanea nonché contemporanea – ,
fanno comprendere quanto la voglia e la volontà di scrivere e dire spiegano il
tragitto inviato al via. L’annunciazione. Un nuovo, può dirsi, annuncio.
E nel momento spazioso delle vacuità, infine, dei cerchi nel grano, per
spiegarci, – e delle sue valutazione e analisi illustri quanto illustrate, la scrittura
quasi tra l’altro completamente priva di punteggiatura di Monica Martinelli
giunge a creare luoghi fitte di creazioni e sostanze. Sostanze che sono
il corpo e il non corpo, quando appunto quest’ultimo è ‘annacquato’ dai sentimenti
rivisti dalle nubi, l’essenza brilla: si qualifica: è pura gratuità perché
conficcata nell’anima dell’anima. E i versi sono certa forza di sentire.
Sarebbe troppo semplice, oltre che modo scontato e forzoso, riprendere
tanti altri alti momenti di “Alterni presagi” e/oppure estratti della dotta
e partecipata prefazione-nota critica-lettera di Plinio Perilli per acquisire
ulteriore bellezza e passaggi opportuni, mentre, come si cercherà di fare,
e dunque proverò a fare, eccoci ai componimenti frutto di sostanza, sostanze,
e di creazione. Una creazione, come nella migliore delle tradizioni, apparentemente
tutt’intima ma tutt’altro che appartata. Anzi esposta all’universale.
Che, si dirà, il rimando ai gabbiani, per esempio, “a volo di gabbiani”
sostiene il contatto con il resto della vita. E il senso di provvisorio non
è che la condizione necessaria e naturale per esprimere. Forza di tormento,
per giunta.
Il sincronismo dell’antimusicalità e della maturità in corsa di maturazione,
verso un incrocio con gli sguardi spiano dagli intervalli della monotonia
di troppa sofferenza macabra immortalata da composizioni altrui, porta
al resoconto di momenti lunghissimi. È una costante scommessa di criti62
ca, vergata di punture fra dolore e felicità. In cerca, ed è ovvio a questo punto,
di gioia. Di risarcimento dalla bruttura degli accadimenti negativi.
La chiave che deve aprire l’elemento autobiografico, infine, è un sentiero
spaziante. Un microcosmo che trova in quanto è infisso nei versi la prova
d’un’uscita che vuole essenzialmente dire stare dentro il mondo e l’Io di
questo nostro mondo.
Quanto abbiamo bisogno, allora, delle tante individualità disposte ad
affacciarsi senza pentimenti in questi mondi.
Estraendo dal contesto il fattore puramente politico, con A. Anedda è
da riconfermare: “ora fai che il plurale si ritragga/ indietreggi, dica di nuovo:
io”.
In tutto ciò, è chiaramente in tanto altro che altri riusciranno senza dubbio
a cercare o sorrideranno per aver trovato, sta la poesia di Monica Martinelli.
Di “Alterni presagi” e verso nuove prove letterarie.
Nunzio Festa

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