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Renato Meneghetti RADIOGRAFIE Il corpo come tempo il corpo come luogo SKIRA

Categories: Specialty:Books & E-books - Added on October 21, 2012 - # 155702

VOLUME NUOVO E IMBALLATO. PREZZO DI COPERTINA: 45,00 euro

Descrizione bibliografica

Renato Meneghetti : il corpo come tempo, il corpo come luogo, radiografie / a cura di Gillo Dorfles ; coordinamento di Matteo Smolitza ; saggi di Manlio Brusantin ... [et al.]. - Milano : Skira, [2003]. - 240 p. : ill. ; 29 cm.
Livello bibliografico e tipo di documento: monografia | testo a stampa
ISBN 8884911079 BID LO10900998
Pubblicazione Lingua: ITALIANO
Paese: ITALIA
Anno: 2003
Editore: Skira
Curatore: Chiappini Rudy
Descrizione: 25 x 28 cm, 344 pagine, 100 colori e b/n, brossura
Collana: Arte contemporanea. Cataloghi
Editore: Skira
Argomento: Arte contemporanea
Lingua: Bilingue (italiano-tedesco)
Anno: 2002
Isbn: 8884913721
Altri autori:Gillo Dorfles, Manlio Brusatin, Matteo Smolitza
Classificazione Soggetto: Meneghetti, Renato - Opere

Nei venti anni che chiudono questo secolo le opere di Meneghetti sono un continuum di esperienze cine-grafico-fotografiche, tecniche moderne e molto antiche, tuffate nella magica vetrofania delle camere ottiche. Meneghetti vive a ridosso del mondo dell’arte e del suo ‘sistema’ dosando puntualmente con discrezione le forme e i tempi della sua presenza pubblica. Questo modo di sottrarsi e di essere presente riassume il senso poetico di chi ama guardare ben oltre il basso profilo della attuale decadenza, con una posizione tutt’altro che cinica, perché ricca di vita e di speranza fin dentro la linea della “non speranza”. Ed è l’originalità di un simile sguardo, così isolato e così comunicante, a indicarci la presenza rara e preziosa di un autentico stile.

Il volume è dedicato a uno dei momenti creativi più interessanti e originali della carriera di Renato Meneghetti: le Radiografie.
Iniziato a partire dagli anni Ottanta, quello delle Radiografie è il ciclo dei cicli, perché di ogni ciclo riassume le conquiste e le usa come mattoni per erigere la base di una torre più alta. Tuttavia le Radiografie non sono semplicemente la somma di ciò che le ha precedute: sono imparagonabilmente di più.
L'arte di Meneghetti sino al 1981 ha la dignità di molta pittura italiana di avanguardia: è ben fatta, curiosa e interessante, ma non ha nulla che la proietti sopra questa dimensione di aurea mediocritas. Improvvisamente, però, essa fa un balzo di sensibilità, allunga le proprie antenne fin dentro la morte, per osservarla con occhi lucidi. La fissa e, diremmo, la fotografa. La morte, come la vita, si trova dentro un corpo, tutto si realizza in quella gabbia di carne sostenuta dalle ossa… Meneghetti scopre che la lastra radiografica può ritrarlo come non si è mai visto, può portarlo fuori da se stesso e permettergli una indagine dentro all'altro illimitato universo: non più quello che si apre innanzi ai nostri occhi, non già quello che si stende nella mente dell'uomo.
Meneghetti riporta sulla tela pigmentata l'immagine della lastra e illumina od oscura le parti mutando la stesura dei colori con l'alcool. Composte di pochissime linee, confermate da un cromatismo estremamente ridotto eppure ricco sino all'estetismo, le Radiografie portano l'attenzione sul corpo, senza dubbio il tema che ha più impegnato l'arte in questo scorcio di secolo, da Louise Bourgeois a Lucian Freud. Meneghetti usa i nuovi mezzi e ci mette di fronte al problema della salute, ossia della mutazione del nostro corpo di fronte alla malattia e di fronte a una medicina che ci considera sempre più delle cavie, non si sa bene a quale fine. Meneghetti tuttavia non è solo ‘attuale'. Rimbomba nelle cavità oscure di questi suoi corpi il riso della morte, in questa corsa che - nostante tutte le ‘pecore dolly' dell'Universo - grazie a Dio siamo destinati a perdere. Oltre, infatti, si apre una Luce, di cui la pittura può essere il sommo presagio.
(Ludovico Maria Ragghianti)

Renato Meneghetti (1947), dopo i primi interventi presentati negli anni Sessanta da amici e artisti come Munari, de Chirico, Fontana e una serie di concorsi ed esposizioni giovanili, ha interrotto ogni rapporto con il "sistema dell'arte", ha riacquistato pressoché tutti i suoi lavori e non presta opere se non a istituzioni pubbliche e a musei. Predilige la pittura, non ama esibirla.

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